05 Dicembre 2017

Il mercato legale “scopre” la concorrenza

ALESSANDRO RENNA

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Abstract

La concorrenza come paradigma di una sana e moderna relazione tra cliente e professionista. La sfida di superare le rendite di posizione per vincere sulle competenze e sul merito.

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Nel mercato legale è probabilmente la parola più in auge, quella più letta e discussa nei più diversi ambiti e contesti. Sulle colonne de Il Sole 24 Ore si succedono autorevoli commenti sulla necessità di modernizzare il mercato delle professioni all’insegna della concorrenza quale via maestra per l’incremento della produttività (GOLDSTEIN). Nel mondo pubblico, l’ANAC continua la sua attività di sensibilizzazione sulla necessità di affidamenti secondo logiche concorrenziali perfino nell’ambito degli incarichi legali “giudiziali”, terreno di elezione del c.d. “rapporto fiduciario” (ANAC).

La concorrenza è la panacea di tutti i mali? Certamente no, ma è il principio cardine per ripensare in chiave moderna (e realista) la dinamica delle relazioni tra cliente e professionista. La concorrenza è il modo normale sia per perseguire efficienza sia per combattere fenomeni di corruzione. Una metodologia di relazione che dovrebbe essere semplicemente “normale”: il migliore vince.

Eppure così non è: se si parla di concorrenza nel mercato legale viene subito agitato il vessillo del “rapporto fiduciario” e paventato il sacrificio della qualità del servizio legale sull’altare di un demonio chiamato “Risparmio” (ma in senso contrario si leggano le interessanti considerazioni del Consiglio di Stato, sentenza 238/2015).  Le domande sorgono spontanee. Forse non è possibile mantenere rapporti fiduciari applicando una metodologia concorrenziale? O forse i buyer di servizi legali (perlopiù giuristi di impresa) hanno interesse ad acquistare servizi legali di qualità bassa pur di risparmiare? Le risposte sono ovvie, a patto di cercarle con onestà intellettuale. 

In nessun ambito l’Italia può permettersi battaglie di retroguardia, siamo troppo indietro. La distanza e la distonia tra dichiarazioni di intenti e prassi operative impediscono a questo Paese di “uscire dal tunnel” dell’abitudine e di proiettarsi verso il futuro. In questo contesto, il mercato legale può essere emblema dello status quo o del cambiamento.

La scommessa è quella di emergere per competenza e sul merito, piuttosto che conservare (o tentare di conservare) rendite di posizione confidando nella difficoltà del cliente di trovare alternative. Il mercato delle professioni seguirà, con i dovuti distinguo, il percorso del mercato delle imprese. È bene attrezzarsi.

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