17 Maggio 2018

Il business dietro al bene vita. Quanto è forte l’esigenza di trasparenza nel mondo pharma?

ELENA DE FRANCESCHI

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Abstract

Corporate Social Responsibility, etica aziendale e trasparenza dei processi sono temi sempre più cari ad ogni realtà aziendale. Ma che succede quando il motore del business è il bene vita? Quanto è forte l’esigenza di eticità e, conseguentemente, di trasparenza all’era del “nuovo Rinascimento” del mondo pharma?

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Che oggi l’industria farmaceutica sia un asset strategico del Paese, è un dato consolidato. Numerosi sono, infatti, i segnali di un trend in crescita tali da far parlare di “nuovo Rinascimento” o, addirittura, di “Età dell’oro”; tra questi, lo sviluppo esponenziale della produzione di farmaci, l’export, gli investimenti in Ricerca e Sviluppo (R&S), fino alla vertiginosa salita del tasso occupazionale (vedi “I numeri dell’industria farmaceutica in Italia”, Farmindustria 2018, - LINK).

A sentire Franco, di E-Legal Studio Legale, per esempio, «si è notevolmente incrementata la presenza di start-up e PMI attive nel campo dell’IoT (Internet of Things) applicata alla salute». La nuova frontiera è l’utilizzo di «parametri vitali che, elaborati da un’intelligenza artificiale, consentono di evidenziare la presenza di patologie anche in fase estremamente precoce», aggiunge l’avvocato.

A fronte di tale corsa all’innovazione, il risvolto pratico più immediato è l’incremento, sia quantitativo che di complessità, delle interazioni tra le aziende e gli innumerevoli operatori del settore.

Trattasi di rapporti estremamente delicati e dai contorni non sempre così definiti. Come sostiene Renato, di Elexa Servizi Legali e Fiscali, infatti, è un dato che «in quanto ente con fini di lucro, lo scopo dell’azienda farmaceutica sia prevalentemente quello dell’incremento del fatturato, circostanza che non può non avere un impatto nei predetti rapporti».

È così che, di pari passo con numeri, si sviluppa una sempre più crescente esigenza di eticità rispetto alle modalità di realizzazione e sviluppo di tale mercato che riconosce nella salute (diritto costituzionalmente tutelato) e, più in generale, nel bene vita il proprio core business

Una risposta a tali aspettative è data dalla trasparenza, intesa quale best practice operativa applicabile ai più svariati ambiti del mercato pharma. Quanti e quali? Vediamone alcuni.

Il primo attiene alle relazioni finanziarie tra le aziende e gli operatori del settore. Spetta, infatti, alle case farmaceutiche l’onere di «pubblicare sui rispettivi siti tutti i rapporti con gli operatori sanitari (c.d. Hcp, Healthcare professional) e il relativo contributo economico erogato», ricorda Renato.

Si parla non a caso di “operazione trasparenza”, frutto del recepimento di linee guida, orientamenti e best practice confezionate dalle Authority internazionali e nazionali e fatte proprie dalle società farmaceutiche.

La trasparenza, poi, non può di certo mancare nell’ambito delle sponsorizzazioni, ove, ricorda Calesella di Carnelutti, è proprio la cronaca «ad offrire ampi spunti per declinare le interazioni -potenzialmente illecite-  tra il mondo della sanità e le aziende produttrici di farmaci e medical device».

Ma trasparenza vuol dire anche altro.

Si pensi, per esempio, agli oneri di informativa e allo speculare diritto di accesso alle informazioni sui prodotti farmaceutici da parte del pubblico. Quanto debba dirsi, minando potenzialmente il know-how aziendale, per essere trasparenti è un tema assai dibattuto. Lo ricorda Martini, di Martini Manna Avvocati, la quale pone l’accento proprio sulla disamina in corso circa le recenti «policy dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), nel contesto del Regolamento (EC) n. 1049/2001 sulla trasparenza».

Per concludere, che in tale “corsa all’oro” gli interessi in gioco siano innumerevoli, è oramai noto, così come lo è il fatto che un business forte come quello pharma abbia un tallone d’Achille altrettanto degno: le aspettative di eticità e di legalità legate alla natura degli interessi in gioco.  

Per un mercato che si regge in gran parte sulla fiducia dei consumatori, il fattore reputazionale è, insomma, fondamentale e la trasparenza lo strumento principe per mantenerne alto il livello.

Come? L’implementazione di procedure operative e l’adeguamento a best practice oramai invalse in quanto vincenti possono essere un buon inizio.

Per esempio nel nostro mercato una delle prassi oggi invalse in grado di assicurare trasparenza e tracciabilità alla selezione delle controparti contrattuali, alias consulenti esterni, è il beauty contest digitale, riconosciuto non a caso quale presidio anticorruzione certificato anche ai sensi della ISO 37001:2016 (selezione dei soci in affari). Gli strumenti, insomma, ci sono.

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