01 Giugno 2018

Cambiamento? Stiamo a vedere

di ALESSANDRO RENNA

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Abstract

Il nuovo governo ha posto la lotta alla corruzione e la trasparenza tra i principi cardine della propria attività. Cambierà qualcosa nell’affidamento di incarichi legali nel settore pubblico? Si può fare qualche considerazione alla luce del “Contratto per il Governo del Cambiamento” concluso tra le due forze politiche di maggioranza, ossia Movimento 5 Stelle e Lega.

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Chi studia il c.d. “legal procurement” -ossia l’acquisto di servizi legali- nel settore pubblico è al corrente di un dibattito per così dire vivace. Oggetto di discussione sono le modalità di affidamento degli incarichi legali, con particolare riferimento a quelli di patrocinio.

A voler (davvero) sintetizzare l’attuale contesto:

  • da un lato troviamo Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) e Corte dei Conti, sostenitori della necessità di affidare incarichi previo esperimento di una procedura comparativa (quella che chiamiamo in gergo beauty contest);
  • dall’altro lato troviamo il Consiglio Nazionale Forense, il quale sostiene la non necessità -e anzi l’assoluta inopportunità- di esperire procedure comparative per l’affidamento. Gli incarichi, secondo questa prospettazione, dovrebbero essere affidati tendenzialmente in modo “diretto”, in linea con la loro natura eminentemente fiduciaria.

Per chi volesse approfondire il tema, qui si trovano documenti a mio avviso fondamentali (in attesa delle Linee Guida ANAC di prossima pubblicazione).

I nostri lettori sanno come la pensiamo: se si vuole prevenire la corruzione, scegliere veramente in base al merito e pagare compensi di mercato, la soluzione corretta è quella del beauty contest.

Un affidamento diretto non è necessariamente indicatore di favoritismi o malaffare, ma fornisce meno garanzie circa il rispetto dei principi chiave dell’azione amministrativa rilevanti in questa materia: imparzialità, economicità, efficienza, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità e pubblicità (art. 4 del Codice dei Contratti Pubblici).

In questo contesto si insedia oggi il nuovo governo italiano, che si occupa della lotta alla corruzione all’art. 15 del Contratto per il Governo del Cambiamento qui disponibile.
Questi i punti chiave della prospettata azione di governo sul tema:

  • necessità di favorire una “reale concorrenza” nel settore privato a vantaggio delle piccole e medie imprese;
  • aumento delle pene per i reati contro la pubblica amministrazione di tipo corruttivo;
  • c.d. “DASPO” per corrotti e corruttori;
  • introduzione dell’agente sotto copertura e valutazione della figura dell’agente provocatore in presenza di indizi di reità;
  • potenziamento dell’Autorità Nazionale Anticorruzione;
  • modifica delle disposizioni vigenti, anche rafforzando le tutele per il whistleblower.

Senza addentrarsi in considerazioni politiche, probabilmente improprie per un’impresa, il contenuto del Contratto per il Governo del Cambiamento suggerisce almeno tre osservazioni:            

  1. la concorrenza è indicata quale standard antitetico alla corruzione.

Ed invero, quando c’è corruzione, o non c’è concorrenza o c’è una concorrenza truccata (ulteriori conferme nel recente standard ISO 37001:2016, di interesse anche per gli operatori privati, alla sezione “controlli non finanziari”);

  1. l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha agito in modo utile, e per questo deve essere rafforzata.

Per quello che è il nostro punto di osservazione, non possiamo che essere d’accordo: fin dalla determinazione ANAC 12/2015, gli affari legali e il contenzioso sono oggetto di attenzione quali “aree con alto livello di probabilità di eventi rischiosi”. Approcciare queste materie proponendo un paradigma concorrenziale è certamente la best practice;

  1. occorre approntare maggiori tutele a favore del whistleblower.

Anche questo ci trova d’accordo. È infatti necessario favorire coloro che in azienda -e non sono pochi- vorrebbero affidamenti legali più trasparenti di quelli che si trovano a osservare quotidianamente.

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Gli operatori del settore pubblico sono oggi sollecitati a una nuova riflessione sui processi aziendali che presiedono l’affidamento degli incarichi legali. Il nostro punto di osservazione evidenzia un chiaro trend favorevole a logiche concorrenziali di affidamento, seppur ancora con qualche timidezza legata alla difficoltà di abbandonare prassi consolidate o qualche ritrosia verso possibili “appesantimenti” operativi.

In realtà il cambiamento dei processi aziendali è possibile, ed è più semplice di quanto possa immaginarsi (le case history non mancano). Quello che è difficile è cambiare mentalità, ma l’ottimismo è d’obbligo.

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