11 Gennaio 2024

Affrontare le sfide nel mondo del lavoro: inizia la caccia ai talenti

REDAZIONE

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Abstract

L’invecchiamento della popolazione minaccia di destabilizzare il mercato del lavoro. Nel prossimo decennio, il pensionamento dei baby boomer e il basso tasso di natalità porteranno a una significativa carenza di talenti, frenando la crescita economica, già da tempo in stallo, dei paesi industrializzati. Una vera tempesta perfetta, se si pensa che è in aumento anche la richiesta di lavoratori altamente specializzati, capaci di governare i processi di digitalizzazione. Per affrontare questa crisi, le aziende sono chiamate ad adottare politiche innovative, favorendo forme di lavoro ibrido e da remoto, e a creare dei veri e propri Talent Hub per attrarre e trattenere i giovani.

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Il problema dell’invecchiamento della popolazione

Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione minaccia il mercato del lavoro. È questo il monito che lancia Randstad nel suo report Understanding talent scarcity. A breve inizierà una vera e propria caccia ai talenti, che saranno sempre meno. E questa non è una previsione sul futuro, ma un dato di fatto incontestabile. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, dal 2015 al 2050 la percentuale di persone del mondo con più di 60 anni raddoppierà passando dal 12% al 22%. In Paesi come l’Italia gli Over 65 nel 2023 hanno già superato la soglia del 24,1% della popolazione (dati Istat), superando il record precedente del 2022 (23,8%). Con il pensionamento dei baby boomer e il continuo calo dei tassi di natalità nella maggior parte delle nazioni industrializzate, nel prossimo decennio si prevede un ingresso moderato di nuova forza lavoro, andando così a generare un deficit. Questa tendenza, già evidente in Giappone, Italia e Germania, è una delle cause dello stallo economico. In particolare, in Germania la migrazione ha parzialmente compensato le conseguenze di una forza lavoro invecchiata, benché i dati indicano come la popolazione lavorativa continuerà a diminuire. Seguono altri paesi europei come Belgio, Francia, Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito e Polonia.

 

La tempesta perfetta: diminuiscono i lavoratori e aumenta la richiesta di talenti emergenti

Nell’ultimo decennio, nei Paesi monitorati da Randstad, sono stati creati 66 milioni di posti di lavoro e ogni mercato ha registrato incrementi più o meno significativi. Una tendenza che sottolinea l’aumento di posti di lavoro contestualmente al calo della popolazione in età lavorativa. Già questo basterebbe a far suonare un campanello d’allarme. Non solo ci sono meno talenti in circolo per questioni demografiche ma, al contempo, è aumentata a dismisura la loro richiesta. Il maggior incremento, pari a 55,7 milioni di posti di lavoro, è stato nei ruoli ricoperti da lavoratori con un’istruzione avanzata. La spasmodica ricerca di risorse sempre più preparate è una conseguenza del loro sviluppo societario in un contesto sempre più complesso e in continua evoluzione). I progressi tecnologici e la digitalizzazione generano posti di lavoro che richiedono competenze sempre più specializzate. In crescita di 14.6 milioni anche la richiesta per i lavori con un livello di qualificazione intermedio, mentre sono in calo di 6.1 milioni i lavori low-skilled. In altre parole, si riducono le opportunità di lavoro per i lavoratori con un livello inferiore di qualificazione mentre cresce a dismisura la richiesta per i lavoratori altamente qualificati. In questo scenario aumenta il divario di competenze tra i lavoratori e crescono, di conseguenza, le disuguaglianze all’interno delle popolazioni. È solo questione di tempo prima che si inneschi una vera e propria “caccia al talento”.

 

Quali strategie adottare?

Per affrontare la problematica non vi sono molte strategie e, nonostante le cause siano ben note, risulta complesso metterle in pratica.

Di fronte alla scarsità di professionisti, infatti, non si può far altro che cercare di attirarli favorendone la mobilità. Un ruolo cruciale per mitigare questa carenza è l’adozione di pratiche in continua evoluzione attorno al lavoro remoto e ibrido. Le aziende con politiche di lavoro basate sulla flessibilità migliorano la loro attraction e ottimizzano la loro combinazione di risorse in loco e remote. Investire sulle eccellenze che possono trovarsi in qualsiasi parte del mondo significa per le aziende saper creare dei veri e propri Hub del talento. Spetta alle imprese riuscire a governare queste dinamiche che indicano chiaramente che, per affrontare la sfida della scarsità di risorse, le stesse aziende dovranno adottare politiche di lavoro innovative e flessibili, capitalizzando le opportunità offerte dalla globalizzazione e dalla tecnologia. L’attraction dei talenti è, però, solo un primo step: una volta attirati i giovani, occorre riuscire a trattenerli in un contesto sempre più dinamico e competitivo.

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