15 Febbraio 2024

Rivoluzione digitale e AI: il contenzioso sul copyright rivela significative implicazioni per il ruolo del giurista

NICOLO' FERRARIS

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Abstract

Qual è l'impatto della rivoluzione digitale e dell'intelligenza artificiale nel contesto legale? L'articolo, focalizzandosi sul recente caso di contenzioso sul copyright tra un grande editore e un'applicazione di AI, analizza il ruolo cruciale del giurista nel comprendere e valutare i risultati prodotti dagli algoritmi, evidenziando la sfida di verificare la correttezza delle decisioni automatizzate. Trattando le necessità di sviluppare modalità per verificare l'accuratezza delle decisioni automatizzate, verranno evidenziate le sfide e le opportunità che questa trasformazione tecnologica porta con sé.

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Notizia di inizio anno: un grande quotidiano statunitense ha agito in giudizio nei confronti delle società responsabili di uno dei più importanti e diffusi applicativi di intelligenza artificiale perché il programma di AI avrebbe utilizzato opere coperte da copyright senza pagarne i diritti. Teniamo da parte per un secondo la notizia, ci torneremo alla fine di questa breve riflessione.

 

La rivoluzione digitale

La rivoluzione digitale è ormai un percorso storico, in cui si possono rintracciare diversi momenti di rottura. Il primo momento è quello ormai acquisito: la digitalizzazione ha consentito la riproduzione infinita di copie perfette. Tra le tante conseguenze che ne sono derivate (dalle questioni sulla proprietà intellettuale alla riproducibilità nello spazio e nel tempo, etc.), sul piano dei processi produttivi vi è stata senz’altro la rivoluzione della trasmissione telematica.

È l’aspetto maggiormente visibile, tuttavia non è il futuro, perché quel tipo di visione dell’informatizzazione vede un utilizzo delle tecnologie applicato al vecchio mondo. Una PEC non pone una discontinuità cognitiva rispetto alla raccomandata; un documento trasmesso informaticamente nasce come foglio su cui è scritto un normale testo in una determinata lingua ed è destinato a riassumere, stampato dal destinatario, l’aspetto di un foglio su cui è scritto sempre il medesimo testo in quella determinata lingua. In ciò la trasmissione telematica non differisce da quella a mezzo telefax. Il linguaggio del documento resta lo stesso.

Esiste invece un secondo livello di digitalizzazione, che scompone totalmente il nostro orizzonte cognitivo, sconvolgendo le scienze sociali, compreso il diritto, e imponendo, come vedremo, una rivoluzione tra quelle che segnano il passo della storia.

 

La svolta dell’algoritmo e l’AI

In realtà la rivoluzione attuale non è più o non è più soltanto quella del digitale, bensì quella dell’algoritmo, parola antica, a lungo desueta, e che oggi è tornata in grande uso. Questa rivoluzione ha una potenza di innovazione incommensurabilmente maggiore della digitalizzazione di per sé. Infatti sconvolge il modo di pensare, che ha riflessi fondamentali sul piano cognitivo. A mutare non è soltanto il linguaggio, bensì l’intero approccio della nostra conoscenza, quali esseri umani. A guidare il percorso di formazione del pensiero è un dato di carattere tecnico, pervasivo rispetto a ogni contesto umano.

L’elemento tecnico è alla base dell’intero discorso, ed esso è primariamente dei matematici e degli informatici, perché è la loro lingua a esprimerlo, e sono le macchine a formularlo in modo autonomo.

Quindi, il linguaggio in cui è svolto il discorso è conoscibile soltanto da chi possiede particolari competenze. La sequenza di numeri del sistema binario costituisce di per sé una barriera di comprensione per chiunque non lo conosca. Quindi, quando si leggono i risultati del meccanismo di ricostruzione condotto dagli algoritmi, si legge in realtà una trasposizione nel linguaggio comune di ciò che nasce in una lingua diversa. È come poter ascoltare le conclusioni di un ragionamento, tuttavia non le motivazioni, poiché esse rimangono ignote in quanto formulate in una lingua differente. È come poter leggere nella lingua corrente soltanto la parte conclusiva di un discorso, ma non gli antecedenti logico razionali che conducono le riflessioni, poiché espressi in ideogrammi incomprensibili. Così, infatti, appare una sequenza di 0 e 1 del linguaggio binario, a chiunque non lo conosca

Veniamo al piano del mondo legal, di qualsiasi giurista, dal giudice di un processo penale, al legale interno o esterno che redige un contratto, all’avvocato giuslavorista alle prese con una sanzione disciplinare, a chiunque abbia a che fare con testi normativi. Ebbene, è chiaro che questo passaggio presenta elementi di particolare complessità. Ciò su cui occorre un confronto non è tanto una riflessione luddista su come evitare che l’AI operi nel mondo legal; al contrario, questo può essere uno strumento formidabile di efficientamento dei processi nelle attività, e occorre salutare con favore l’arrivo di strumenti specifici.

Il punto è quello di comprendere come sia possibile verificare il meccanismo di selezione del materiale processato dalla AI. Soltanto gli esperti in diritto sapranno dire quanto le macchine siano effettivamente efficaci, a condizione però che sia loro possibile verificare quella selezione.

 

Una svolta che appartiene al villaggio globale

Villaggio globale è una bella espressione anni ’90 che non si usa più molto. Descrive bene, invece, quale sia la potenzialità di restringimento del mondo, portando l’umanità in un’epoca di maggiore vicinanza, ed è quanto abbiamo vissuto per trent’anni. Ora, l’algoritmo può svolgere la sua rivoluzione in un contesto differente, di nuova chiusura? Vi è da dubitarne.

L’algoritmo si sposa con la fine della pienezza della sovranità statuale, secondo quattro direttrici: quella che sposta funzioni di regolazione dal livello pubblico a quello privato (lex mercatoria, arbitrati, clausole contrattuali definitorie dei fori); dal centro alla periferia (spostamento di competenze legislative a livello regionale; incremento della normazione secondaria); dal livello nazionale a quello sovranazionale; dalla legislazione generale alle legislazioni tecniche (norme UNI EN, certificazioni indipendenti etc.).

In tale quadro, almeno tre di questi movimenti (cioè il passaggio al livello sovranazionale, a quello privatistico, a quello tecnico) si combinano perfettamente con il nuovo linguaggio algoritmico, che contiene in sé le tre premesse: sapere universale, non legato al dato nazionale (com’è per la legge); sapere tecnico, ovviamente, in cui il linguaggio stesso è alternativo e diverso da quello corrente nel pubblico; sapere privatistico, dal momento che l’evoluzione è determinata dalle scelte industriali dei più grandi gruppi transnazionali così come dalla miriade di piccole iniziative di sviluppatori di applicazioni.

 

La questione dei players

La terza grande questione riguarda quali saranno i players in grado di costruire gli applicativi. Alcuni dei grandi editori giuridici occidentali stanno lavorando a sistemi di AI. È immaginabile che le risorse di cui sono dotati i grandi attori del digitale non costituiscano una barriera all’accesso troppo elevata? O forse vedremo una corsa all’acquisizione dei migliori editori giuridici una volta che avranno costruito il loro strumento? Ai posteri la sentenza. Quel che è certo, è che si pone una questione non irrilevante circa possibili conflitti di interesse derivanti dal fatto che a processare i precedenti e fornire le risposte saranno applicativi generati da players con rilevanti interessi economici.

Torniamo alla nostra notizia di inizio anno, relativa al contenzioso sul copyright tra un grande editore e uno dei maggiori attori nel campo dell’AI: e se, un domani, in una simile causa, si desse il caso che fosse un applicativo proprio della stessa software house a decidere una simile causa tra un editore tradizionale e la società produttrice di un programma di intelligenza artificiale?

Immaginiamoci una situazione in cui il giudice che utilizza l‘applicativo non sia in grado di decidere se la sequenza algoritmica di programmazione sia corretta oppure no. Come è facile comprendere, è un piccolo esempio, che mostra però in un contesto concreto quanto siano veri e attuali i termini più rilevanti dell’intera questione teorica.

 

Il ruolo del giurista

Si torna alla questione di fondo del ruolo del giurista – di qualsiasi giurista – sulla decifrazione del meccanismo di ragionamento logico-giuridico dell’applicativo. Dai sistemi di AI che presiedono a questioni assicurative, a quelli in campo contrattuale, sino agli applicativi utilizzabili per quanto attiene il campo giudiziale o la definizione di un arbitrato.

Non possiamo avere certezze, ma vogliamo provare a elaborare una piccola riflessione. Non è forse possibile che nel momento in cui l’algoritmo impone un mutamento tanto profondo sul processo cognitivo, la sfida reale sarà quella di individuare modalità con cui rendere tecnologicamente possibile la verifica della ricostruzione che l’applicativo di AI ha svolto per restituire un risultato? E non è forse questa, nell’ambito di un testo in campo giuridico o di una decisione giudiziaria, un’attività che riguarda da sempre il giurista?

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