26 Gennaio 2022

Avvocati su Tik Tok, quando la professione diventa social

ANTONIO DEL VECCHIO

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Abstract

Tik Tok è un social in profonda espansione, ampiamente consolidato nei Paesi asiatici ed in costante ascesa nel mondo occidentale. Basti pensare che solo in Italia conta già più di 5 milioni di iscritti. Dopo aver conquistato la Generazione Z, Tik Tok sta facendo breccia anche in un pubblico più maturo, di early adopter che stanno scoprendo funzionalità e potenzialità di un social che, sin dalla sua nascita, ha privilegiato un linguaggio ed una user experience molto particolari. Anche le aziende e i professionisti stanno sperimentando Tik Tok come piattaforma di business, da utilizzare come canale strategico per migliorare la propria rete di relazioni ed affermare le proprie competenze. Essere su Tik Tok, però, significa trovare il giusto equilibrio tra linguaggio e contenuti, per evitare di utilizzarlo come un mero strumento di awareness, forse utile ad alimentare la propria visibilità ma ininfluente, o addirittura deleterio, per il proprio posizionamento professionale. Anche per un avvocato può essere utile l’attivazione di un profilo Tik Tok, a patto che venga gestito in modo strategico e che sia inserito in un piano di marketing e comunicazione più ampio.

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Come funziona Tik Tok? E’ solo un “social per ragazzini”?

Tik Tok è un social governato da algoritmi che premiano i contenuti di maggior interesse per l’utente. A differenza di altre piattaforme dell’universo Meta (Facebook, Instagram) l’asse di Tik Tok sembra essere spostato verso il creatore di contenuti, che non deve necessariamente partire da una fan base robusta per generare video potenzialmente virali. Questo, in linea generale, rappresenta un vantaggio per chiunque voglia provare ad esplorare le potenzialità di questo social anche partendo da zero, purché ci si munisca di una bussola efficace per orientarsi nel dedalo di contenuti della piattaforma.

Tik Tok, è bene ricordarlo, nasce come piattaforma di content discovery, orientata ad una fruizione rapida ed efficace dei contenuti, con l’obiettivo di stimolare il watch time, un parametro fondamentale per determinare il valore ed il ranking di un video (stessa metrica di YouTube). Più quel video viene visto, maggiore sarà il punteggio che gli verrà attribuito dall’algoritmo di Tik Tok, che dunque lo mostrerà con più frequenza al pubblico intercettato sulla base dei suoi interessi.

Non a caso, Tik Tok è tra i social che fanno registrare il maggior tasso di permanenza sulla piattaforma. In media, un utente trascorre oltre 50 minuti al giorno sulla social app, con un elevato livello di fidelizzazione verso quei profili che riescono a ritagliarsi un ruolo da influencer su determinati temi di competenza. Più video visti, più tempo trascorso su quel profilo, maggiore visibilità per il content creator, che potrà così allargare la propria platea di contatti.

Tik Tok, pur conservando uno zoccolo duro di utenti appartenenti alla Generazione Z, che ha fatto da volano alla rapida diffusione del social, non è soltanto “un social per ragazzini” o “un social di balletti”. Questa vulgata non trova più riscontro, data la crescita costante di iscritti adulti, che la sperimentano con interesse sempre maggiore e dopo una prima fase di curiosità, da early adopter, cominciano a prendere dimestichezza con il suo linguaggio, indirizzando anche la strategia di contenuti delle aziende e dei professionisti che lo presidiano. Non più soltanto divertimento, passatempo, challenge e catene, quindi, ma sempre più contenuti di informazione e how to.

Sono già tante le aziende che hanno scelto di strutturare la propria presenza su Tik Tok, lavorando alla produzione di contenuti sempre più esclusivi ed originali e collaborando con tik toker particolarmente influenti. Si tratta soprattutto di brand che operano nel settore del B to C, perché la piattaforma, come testimoniano i dati (il 30% degli utenti ammette di aver concluso un acquisto dopo aver ottenuto informazioni sul brand da Tik Tok), rappresenta un significativo touchpoint verso il percorso d’acquisto.

E gli avvocati? Come possono utilizzare Tik Tok per migliorare la propria digital reputation ed affermare il proprio posizionamento? Qui la riflessione deve necessariamente toccare due aspetti: il target e la strategia.

In termini di target è importante valutare con attenzione quale sia il pubblico al quale rivolgersi e, di conseguenza, scegliere con attenzione i temi da trattare, per evitare di investire il proprio tempo e le proprie risorse in un dialogo unidirezionale, che non porta alcun beneficio al professionista.

In termini di strategia, poi, è fondamentale inserire l’eventuale piano di contenuti per Tik Tok in una dimensione più ampia, che coinvolga anche gli altri canali (sito web, profili social) ma che, soprattutto, non generi incoerenza e dissonanza tra i diversi strumenti di comunicazione.

Umanizzare il proprio lavoro, mostrare il dietro le quinte della propria professione può facilitare il dialogo con il pubblico potenziale, ma non bisogna mai perdere di vista il proprio standing ed il proprio ruolo.

Tik Tok è un canale adeguato al personal branding, ma va prestata attenzione a quelle realtà più articolate, come gli studi legali multidisciplinari, che prima di strutturare la propria presenza su questo social devono bilanciare il proprio piano di comunicazione, secondo una policy che regoli con attenzione il rapporto tra avvocato e studio.

 

Alcuni suggerimenti per costruire un profilo efficace su Tik Tok e creare video accattivanti

Nonostante si tratti di un social ancora poco esplorato (e spesso utilizzato in modo non strategico) dal mondo delle professioni e da parte degli avvocati, non mancano alcune case history di rilievo, che testimoniano come una content strategy efficace possa contribuire ad affermare e valorizzare le competenze del professionista. Si tratta, ad onor del vero, di esempi relativi al mercato legale americano e dunque non paragonabili tout court al panorama italiano, ma che ci mostrano come la scelta di un linguaggio efficace e di uno stile distintivo, unita alla capacità di parlare di temi vicini al pubblico di riferimento, possa migliorare il proprio personal branding. Avvocati come Anthony Barbuto, Brad Shear, Ali Awad e Ryan Chevener raggiungono centinaia di migliaia di follower, basando la loro strategia di comunicazione su un racconto leggero ma efficace della professione legale e sul dialogo costante con il proprio pubblico.

Sulla base di queste esperienze e dall’analisi dei trend di Tik Tok, ecco alcuni utili suggerimenti per essere presenti sulla piattaforma social in modo strategico:

  • Scegliere con attenzione i temi di cui si vuole parlare, soffermandosi su una specifica area di competenza (es. diritto dell’innovazione, privacy, blockchain, diritto dei minori) per evitare di apparire come “tuttologi”;
  • Essere regolari e costanti, alternando contenuti informativi ad altri di “retroscena professionale”;
  • Catturare subito l’attenzione e pubblicare video brevi (15-30 secondi), scegliendo anche dei frame di anteprima riconoscibili, perché la soglia di attenzione su Tik Tok è molto bassa;
  • Registrare i propri video in modo professionale e scrivere sempre uno storyboard, un canovaccio da seguire;
  • Utilizzare un linguaggio poco tecnico, ma più pragmatico ed efficace. Il “legalese” non funziona su Tik Tok;
  • Parlare di casi pratici, raccontare storie;
  • Usare hashtag di tendenza e, se possibile, creare hashtag identitari, relativi alla propria competenza legale;
  • Utilizzare testi, didascalie e, se necessario, musica o audio in tendenza per migliorare il ranking dei video;
  • Interagire spesso con chi ci segue, stimolando il dialogo e rispondendo pubblicamente alle loro domande;
  • Coinvolgere nella propria programmazione dei contenuti colleghi o professionisti che riteniamo funzionali al nostro business ed in linea con il nostro target;
  • Lasciare nei video e sul profilo call to action (mail, sito web, link ad altri social) per spingere gli utenti a cercarci anche fuori da Tik Tok per maggiori approfondimenti.

 

 

 

 

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