16 Febbraio 2018

Abuso di posizione dominante per prezzi eccessivi

di VALENTINA ANNA GAROFANO

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Abstract

La Corte di Giustizia è di recente intervenuta a chiarire quando si può configurare un abuso di posizione dominante per prezzi eccessivi in violazione dell’art.102 lett. a) del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), direttamente applicabile in tutti gli Stati Membri.

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La sentenza in commento merita attenzione soprattutto alla luce del recente interesse dimostrato da alcune autorità nazionali, tra cui l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), in materia di ‘prezzi non equi’ nel settore farmaceutico.

La causa trae origine dall’impugnazione della decisione del Consiglio per la concorrenza lettone con cui era stato accertato un abuso di posizione dominante da parte di AKKA/LAA, organismo di gestione collettiva dei diritti d’autore in posizione di monopolio legale, al pari dell’italiana SIAE. L’autorità nazionale lettone aveva ritenuto le tariffe applicate da AKKA/LAA eccessive rispetto a quelle dei confinanti Lituania ed Estonia, nonché rispetto a quelle di altri Stati Membri. Dopo una serie di ricorsi il caso è arrivato alla Corte Suprema della Lettonia, che ha sospeso il procedimento rinviando alcune questioni alla Corte di Giustizia.

Rispetto al metodo della comparazione geografica utilizzato per esaminare se l’organismo di gestione collettiva aveva applicato prezzi iniqui, la Corte ha confermato l’opportunità di fare ricorso a tale metodo ed ha precisato che gli Stati di riferimento devono essere selezionati secondo criteri obiettivi, appropriati e verificabili e la base del confronto deve essere omogenea. Nell’effettuare questa valutazione si terrà conto anche delle diverse condizioni economiche degli Stati Membri che si riflettono nel diverso potere d’acquisto dei cittadini.

Quanto invece agli elementi che consentono di stabilire se sussiste l’abuso di posizione dominantesarà necessario mettere a confronto le tariffe e verificare se la differenza sia significativa, ossia considerevole e persistente. Tale differenza costituisce un indizio di abuso di posizione dominante, per cui spetta all’organismo di gestione collettiva dimostrare che i suoi prezzi sono equi in quanto basati su elementi obiettivi che incidono sulle spese di gestione o sulla remunerazione dei titolari dei diritti. In altre parole, se vi è una differenza significativa tra le tariffe, vi è una presunzione di abuso di posizione dominante, che potrà essere comunque vinta dall’organismo di gestione collettiva.

Tale pronuncia si inserisce in un filone di casistica consolidato, rappresentando un ulteriore tassello per chiarire quando ricorre la fattispecie di abuso di posizione dominante per prezzi iniqui, una delle più difficili da dimostrare. Le indicazioni fornite dalla Corte di Giustizia sono tanto più importanti se si considera che, lo scorso anno, l’AGCM ha fatto riferimento proprio alla giurisprudenza europea in materia nel condannare una famosa multinazionale farmaceutica al pagamento di una multa di circa 5.2 milioni di euro. L’autorità nazionale italiana ha infatti sanzionato la multinazionale per aver venduto a un prezzo iniquo dei farmaci antitumorali, avvantaggiandosi del proprio potere negoziale nei confronti di AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) durante la fase di negoziazione del prezzo. Nel luglio di quest’anno il TAR Lazio ha poi confermato il provvedimento dell’autorità antitrust, respingendo il ricorso promosso dalla multinazionale [Tar Lazio, Sez.I, 26/7/2017, n.8945].

Per non finire nel mirino dell’AGCM, quindi, le imprese in posizione dominante, in grado di operare sul mercato in condizione di superiorità rispetto alla concorrenza, devono valutare con attenzione sempre maggiore l’impatto delle proprie strategie di mercato sui concorrenti e sui consumatori sia a livello nazionale che comunitario.

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