06 Marzo 2023

La direttiva UE che incentiva il passaggio di classe energetica degli immobili residenziali e le ripercussioni sul mercato immobiliare italiano

ALFREDO LUCENTE

Immagine dell'articolo: <span>La direttiva UE che incentiva il passaggio di classe energetica degli immobili residenziali e le ripercussioni sul mercato immobiliare italiano</span>

Abstract

Recentemente la Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento europeo ha approvato il testo di revisione della Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia che mira a ridurre il consumo di energia nel settore edilizio dell’UE entro il 2030, ad aumentare il tasso di ristrutturazione degli edifici inefficienti, fino a renderli climaticamente neutri entro il 2050.

Il seguente articolo fornisce una disamina completa della Direttiva e mostra l'impatto della stessa sul mercato immobiliare italiano.

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Il testo adottato dalla Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento europeo sulla prestazione energetica nell’edilizia prevede che:

  • i nuovi edifici occupati, gestiti o di proprietà di autorità pubbliche dovrebbero essere a emissioni zero dal 2026;
  • tutti i nuovi edifici dovrebbero essere a emissioni zero dal 2028;
  • tutti i nuovi edifici dovrebbero essere dotati di tecnologie solari entro il 2028, ove tecnicamente idoneo ed economicamente fattibile;
  • entro il 2030 gli edifici residenziali esistenti dovrebbero raggiungere almeno la classe energetica E;
  • gli edifici residenziali in fase di ristrutturazione avrebbero tempo fino al 2032 per conformarsi;
  • entro il 2033 gli edifici residenziali esistenti dovrebbero raggiungere almeno la classe energetica D.

 

Gli elementi fondamentali della revisione della Direttiva in rapporto agli obiettivi della Renovation Wave

Gli edifici sono una delle maggiori fonti di consumo energetico in Europa. Aumentare la loro efficienza energetica consentirebbe di ridurre le emissioni, nonché la dipendenza economica dai prezzi dell'energia, con ricadute positive in termini di ripresa economica e di creazione di posti di lavoro.

La Renovation Wave (e cioè la strategia europea di riqualificazione degli edifici esistenti per favorire la decarbonizzazione del settore edile e allinearsi agli obiettivi di sostenibilità fissati per il 2050) presentata nell'ottobre 2020 ha definito misure volte a raddoppiare almeno il tasso annuale di rinnovamento energetico entro il 2030.

In tale ottica, la revisione della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici costituisce un elemento essenziale di tale strategia. Il testo approvato aggiorna il quadro normativo esistente per riflettere gli obiettivi aggiornati e le esigenze più pressanti in materia di clima e azione sociale, cercando al contempo di consentire agli Stati membri di operare secondo la flessibilità necessaria per tenere conto delle differenze del patrimonio edilizio in Europa.

Il predetto aggiornamento del testo della direttiva si pone l’obiettivo di rendere il patrimonio edilizio a emissioni zero e completamente decarbonizzato entro il 2050.

Le misure proposte si pongono i seguenti obiettivi:

  • aumentare il tasso di rinnovamento, in particolare per edifici con le prestazioni meno efficienti in ogni Stato membro;
  • ammodernare il patrimonio edilizio, rendendolo più resiliente e accessibile;
  • favorire una migliore qualità dell'aria, la digitalizzazione dei sistemi energetici per gli edifici e la realizzazione di infrastrutture per la mobilità sostenibile.

In linea con la Renovation Wave, la proposta introduce standard minimi di rendimento energetico a livello europeo per gli edifici con le prestazioni meno efficienti e lascia agli Stati membri la possibilità di fissare standard propri.

 

Eliminazione graduale dei combustibili fossili utilizzati per il riscaldamento degli edifici e applicazione del pacchetto “Fit for 55”: il piano dell'UE per una transizione verde

Per garantire la decarbonizzazione del settore edilizio, gli obiettivi climatici dell’UE prevedono la necessità di eliminare gradualmente i combustibili fossili nel riscaldamento entro il 2040, quando le emissioni dirette del settore edilizio dovranno diminuire almeno dell'80%. Per incoraggiare la rapida diffusione di sistemi di riscaldamento a zero emissioni, la proposta di Direttiva prevede che gli edifici a zero emissioni non generino emissioni di carbonio in loco.

Poiché la durata di vita dei sistemi di riscaldamento è di circa 20 anni, la Direttiva prevede che le caldaie a combustibili fossili non saranno più ammissibili al sostegno pubblico a partire dal 2027. Sebbene la proposta di Direttiva non imponga una data di eliminazione graduale a livello europeo per le caldaie a combustibili fossili, introduce una chiara base giuridica per i divieti nazionali, consentendo agli Stati membri di stabilire requisiti per i generatori di calore in base alle emissioni di gas serra o al tipo di combustibile utilizzato. Tali misure possono essere determinanti per rendere il patrimonio edilizio decarbonizzato e migliorare la qualità dell'aria e la salute.

Dalla data di entrata in vigore della Direttiva, una volta approvata, gli Stati non dovrebbero più consentire l’uso di combustibili fossili negli impianti di riscaldamento, sia per i nuovi edifici che per quelli sottoposti a interventi di manutenzione straordinaria. Entro il 2035 i combustibili fossili dovrebbero essere completamente eliminati, a meno che la Commissione europea non ne consenta l’uso fino al 2040.

In generale, una forte riduzione delle emissioni degli edifici nuovi ed esistenti è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dell'UE per il 2030 e il 2050.

 

Un aumento dei costi per i proprietari di case o per l'industria?

La presentazione della manovra stabilita dai richiamati UE sottolinea che la ristrutturazione energetica si ripaga nel tempo, generando risparmi sulla bolletta energetica, che sono generalmente un multiplo dell'investimento necessario per migliorare le prestazioni di un edificio.

Ciononostante, attualmente la ristrutturazione energetica spesso non viene effettuata a causa di una serie di barriere e ostacoli, lasciando proprietari e inquilini esposti a costi energetici più elevati e più vulnerabili agli aumenti dei prezzi dell'energia.

Ciò è particolarmente vero per coloro che vivono negli edifici con le peggiori prestazioni, che spesso sono anche coloro i quali dispongono di meno capitale per finanziare i miglioramenti dell'efficienza energetica.

La proposta aggiornata di Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia mira a ridurre i costi per i proprietari e gli inquilini di tali case, cercando di rimuovere gli ostacoli alla ristrutturazione. Innanzi tutto ci si concentra sugli edifici in cui la ristrutturazione è più efficace dal punto di vista dei costi e comporta i maggiori risparmi in termini di consumo energetico, tasse e tariffe. Una casa in classe energetica G consuma in media circa 10 volte più energia di un edificio a emissioni zero o quasi zero. La riqualificazione di tali edifici a livello di classe energetica F, attraverso una ristrutturazione, consentirebbe un risparmio energetico tra i 4,6 e i 6,2 Mtep (Mega TEP) all'anno in tutta l'UE. L'aggiornamento alla classe energetica E consentirebbe di risparmiare circa 2/3 di energia in più.

In base alla citata proposta della Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento europeo, la ristrutturazione dal livello G al livello F della scala dell'attestato di prestazione energetica si applicherebbe a circa 30 milioni di unità immobiliari.

Secondo i dati della Commissione potrebbero essere disponibili finanziamenti per i costi di investimento iniziali per queste unità, fino a 150 miliardi di euro dal bilancio dell'UE per l'attuazione degli standard minimi di prestazione energetica, fino al 2030.

I finanziamenti proverrebbero da diverse fonti, tra cui il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo di coesione e in parte dallo Strumento per la ripresa e la resilienza. Anche il nuovo Fondo sociale per il clima proposto dovrebbe mobilitare ulteriori risorse del bilancio dell'UE per il periodo 2025-2032 per sostenere le famiglie, in particolare quelle che vivono negli edifici con le peggiori prestazioni. Per consentire un'efficiente combinazione di finanziamenti pubblici e privati, la Commissione dovrebbe porre in essere adeguate misure per rendere il quadro degli aiuti di Stato più favorevole alle esigenze degli standard minimi di prestazione energetica a livello europeo.

I piani nazionali di ristrutturazione degli edifici potrebbero inoltre garantire lo stanziamento di fondi e sostegni sufficienti, per fornire finanziamenti a livello nazionale e contribuire a stimolare gli investimenti privati.

In Italia la proposta di modifica è stata accolta da critiche, giustificate in particolare dalla considerazione che la realtà italiana sulle abitazioni ha caratteristiche che la differenziano da altri paesi. Per esempio, l’85% degli italiani è proprietario di una casa e negli altri paesi dell’UE il dato è molto diverso. A tale proposito è stato sostenuto che la differenziazione tra Paese e Paese debba portare a una introduzione più graduale della normativa.

Gli obiettivi perseguiti dalla Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia sono condivisi anche in Italia, poiché è evidente la necessità di fare in modo che gli italiani abbiano una classe energetica migliore nelle loro abitazioni, con costi minori del riscaldamento.

Il problema evidenziato a livello nazionale riguarda le specificità del singolo paese e dei nuclei urbani storici. A tale riguardo è considerato essenziale che sia mantenuta nella della Direttiva l’esclusione generale dei monumenti e la facoltà per i singoli Paesi di escludere anche gli edifici protetti per il loro particolare valore architettonico o storico, le chiese e i luoghi di culto nonché gli alloggi pubblici sociali, laddove i lavori di ristrutturazione determinassero aumenti degli affitti non compensati da risparmi sul costo dell’energia.

Gli Stati potranno adeguare i nuovi obiettivi in una quota limitata di edifici coperti dai requisiti a seconda della fattibilità economica e tecnica dei lavori di ristrutturazione e della disponibilità di manodopera qualificata.

 

I prossimi step dell’iter di approvazione della Direttiva

Il testo aggiornato della Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia sarà sottoposto alla votazione dell’Assemblea durante la sessione plenaria del 13-16 marzo e diventerà la posizione ufficiale del Parlamento. Su tale base verranno avviati i negoziati nell’ambito del Consiglio per concordare il testo finale della Direttiva.

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