14 Gennaio 2019

La “sostenibilità” della direzione legale. Ora si può

ALESSANDRO RENNA

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Abstract

Investitori e top management perseguono la sostenibilità a tutti i livelli. Questo significa creare valore duraturo per gli stakeholder dell’impresa ed è un must per tutte le funzioni aziendali. E la direzione legale?

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Uno dei pilastri della sostenibilità è la buona governance societaria.

Questo significa prevenzione della corruzione di cui all’art. 318 e ss. del codice penale e 2635 del codice civile, ma anche -in senso più ampio- prevenzione di qualsiasi atto di gestione in qualche misura orientato da, o perlomeno sensibile a, interessi diversi da quello dell’impresa rappresentata (maladministration).

Ma non crediamo che sia veramente qui il valore. Questa prospettiva è in effetti minimalista.

La sostenibilità non è un concetto da cogliere in negativo: non si tratta solo di proteggere l’impresa da rischi ma piuttosto di affermare, in positivo, un’identità aziendale improntata alle best practice e quindi in grado di attrarre gli investitori, fidelizzare i clienti e i fornitori e migliorare l’ambiente di lavoro. Lo sa bene il CEO del Gruppo Zara, di cui abbiamo parlato in un editoriale dedicato alcune settimane fa (Link).

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Oggi c’è una buona notizia per le direzioni legali che vogliono concorrere alla sostenibilità della loro impresa.

Dopo la certificazione quale presidio anticorruzione (Link), il beauty contest digitale di 4cLegal viene recepito come misura di sostenibilità nel report di un’importante multinazionale farmaceutica (presto i dettagli): selezionare i propri professionisti attraverso la piattaforma www.4clegal.com è una best practice che previene la commissione di fattispecie corruttive e genera autonomo valore.

Ma quale valore?

Il valore, anzitutto, della coerenza tra comportamenti e dichiarazioni contenute nei documenti interni dell’impresa, che raccomandano trasparenza, tracciabilità e concorrenza nell’acquisto di servizi, categoria nella quale rientrano anche le prestazioni legali (si allude a modelli organizzativi, codici etici, policy di acquisto, policy di selezione delle controparti contrattuali e simili).

Il valore, inoltre, della managerialità: il beauty contest digitale è il modo più trasparente e oggettivo per scegliere l’avvocato migliore (per il tipo di esigenza) e concordare un corrispettivo certamente di mercato. Un approccio professionale in un’area sensibile per l’impresa.

Il valore, infine, della meritocrazia: l’impresa sceglie comparando una pluralità di opzioni e premiando chi (oggettivamente) lo merita. Una soluzione che si amerebbe definire win-win.

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La buona governance può insomma essere realizzata anche dalla direzione legale, per esempio nelle sue relazioni con i professionisti esterni. Se la direzione legale non vuole essere soltanto una funzione di staff e supporto -seppure di altissimo livello- deve investire sulla qualità dei propri processi e sulla capacità di comunicare le proprie best practice. Questo è il valore che la direzione legale può apportare nella (sana) corsa verso la sostenibilità.

La comunicazione di 4cLegal non mancherà di raccontare le storie di chi sceglie la sostenibilità nel suo lavoro quotidiano, anteponendola ad abitudini, consuetudini, relazioni e moti d’inerzia.

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