30 Dicembre 2018

La trasparenza nella supply chain: perché il CEO della holding di ZARA è il n. 1

ALESSANDRO RENNA

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Abstract

L’Harvard Business Review indica Pablo Isla, CEO di Inditex, holding del Gruppo Zara, quale top perfomer per il 2017. Il motivo? Non l’EBITDA.

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Alcune settimane fa ho letto con interesse l’articolo di Daniel McGinn, Senior Editor dell’Harvard Business Review, apparso nel numero della rivista dello scorso bimestre novembre-dicembre 2017.

Nell’articolo, intitolato “The Best-Performing CEOs in the 2017”, Pablo ISLA viene indicato come il n. 1 del ranking dei CEO mondiali, e non tanto per le performance finanziarie, pur ovviamente eccellenti.

Le performance finanziarie lo avrebbero infatti condotto a un diciottesimo posto: quello che ha fatto la differenza è stato il suo straordinario posizionamento sui parametri “non finanziari”, ovvero i parametri ESG (Environmental, Social and Governance) che nel ranking pesano per il 20%.

Probabilmente il n. 1 dal punto di vista delle performance finanziarie, ossia il Founder e CEO di Amazon, Jeffrey Bezos, accetterà senza troppi patemi lo scivolone al settantunesimo posto, ma la cosa non passa certo inosservata nella business community.

Aldilà del fascino sintetico dei ranking, il tema sostanziale -puntualmente sottolineato da McGinn- è che i parametri ESG pesano e peseranno sempre di più nelle scelte degli investitori. “Although all investors of course pay close attention to financial performance, there’s evidence that many are beginning to watch ESG measures carefully, too” (evidenziazione nostra).

Al riguardo, interessante quanto emerge da una survey svolta su 413 investment executives, responsabili di fondi che gestiscono complessivamente 31 trilioni di dollari di asset, pubblicata da Amir Amel-Zadeh, della Oxford University Said Business School e da George Sarafeim, della Harvard Business School. Secondo quanto riferito da McGinn “half reported using ESG information beacuse they believe it is material to investment performance and nearly half said they believe that a company with a high ESG score is a less risky investment” (evidenziazione nostra).

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Se i parametri ESG pesano e peseranno così tanto, vale la pena che i maggiori operatori svolgano una riflessione attenta, non tanto in chiave difensiva quanto in chiave competitiva. Il focus è in questo caso rivolto alla “Governance”, ultima delle tre categorie di parametri.

Se per governance intendiamo sistema di governo dell’impresa, è chiaro che il primo concetto chiave è quello di “legalità”. Le imprese devono agire rispettando la legge e questo è un requisito minimo (seppur non banale, data la complessità del “sistema” normativo).

In caso contrario -e questo è ormai acquisito- possono verificarsi danni reputazionali molto difficili da ristorare. Pensiamo ai danni d’immagine che derivano da vicende giudiziarie che coinvolgono le imprese -per esempio- in fattispecie di corruzione.

Il passaggio in più è che una buona governance, oltre che un presidio difensivo rispetto a rischi reputazionali (e ovviamente anche giuridici) è oggi un asset competitivo chiave nella concorrenza ai più alti livelli. E questo perché, in definitiva, un’azienda che ha maggiore sensibilità su questi temi -ci ricorda la survey- è un’impresa più sicura nella quale investire e quindi un’impresa più attrattiva.

Non dovrebbe essere l’obbligo a muovere verso la buona governance ma piuttosto l’opportunità di aggiungere valore alla propria impresa. Il top management è particolarmente sensibile al tema, e i giuristi di impresa -depositari delle regole in azienda- possono oggi giocare un ruolo molto importante nel favorire l’adozione di buone prassi di gestione.

Il punto di partenza della riflessione potrebbe proprio essere il motivo del primato di Isla: “ESG-rating firms praise Inditex’s transparency in managing, monitoring and auditing its supply chain”.

Nella supply chain rientrano a pieno titolo e in più momenti, come noto, anche i servizi legali.

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