24 Luglio 2019

La digitalizzazione dell’Avvocatura. Una prospettiva dall’interno

GIOVANNI LEGA

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Abstract

Non passa giorno nel quale il termine Avvocato non venga associato a concetti correlati all’innovazione. Avvocati e blockchain, Avvocati e intelligenza artificiale, Avvocati e cybersecurity. Nonostante tuttavia l’intera classe dell’Avvocatura sia convinta della necessità di seri investimenti, professionali e strutturali, in materia di digitalizzazione, i dati forniscono una visione alquanto contrastante. Da un lato infatti, guardando allo spaccato dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale, gli investimenti crescono di anno in anno, dall’altro - citando Claudio Rorato - “solo una percentuale tra il 36 e il 39% degli studi professionali si colloca a un livello elevato nelle componenti tipiche dell’economia digitale, ossia collaborazione, digitalizzazione e cultura dell’innovazione”.

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Le ragioni

Mi son chiesto più volte, come presidente ASLA e come managing partner di uno studio strutturato che ormai conta quasi 150 persone tra professionisti e staff, quali siano le ragioni di questa situazione.

In primis, credo che i motivi siano da imputarsi alla natura dei corsi universitari. Se fuori dall’Italia (Stati Uniti, Inghilterra, ma anche Hong Kong, Singapore, Dubai) gli studenti di giurisprudenza sono esposti a corsi di coding, fintech, blockchain e A.I., il nostro sistema è totalmente orientato al passato. Mancano insegnamenti specifici, e cosa ancor più importante, manca la volontà di implementarli. Oltre ciò, in molti paesi stranieri la laurea in giurisprudenza è considerata un secondo titolo, il che vuol dire che futuri Avvocati possono avere un background come ingegneri, matematici, statistici, o fisici. Una prospettiva lontana anni luce dalla nostra realtà.

In secundis, credo che l’Avvocato rispecchi i propri clienti, ed è ben chiaro che – mancando la spinta propulsiva da parte di questi ultimi verso una migliore efficientizzazione dei processi, che passi inevitabilmente dal digitale - difficilmente potremo vedere scenari esaltanti. Probabilmente il cambiamento vero e proprio avverrà quando i clienti stessi, temendo l’uscita dal mercato, dovranno sviluppare nuove strade tecnologiche e necessiteranno di consulenti che parlino il loro stesso linguaggio. Sfortunatamente, l’Italia non è la Silicon Valley, e la tipologia/modalità di servizi richiesti non può che essere differente.

Ultimo ma non meno importante dato, ritengo che l’Avvocatura debba svolgere un esame di autocoscienza. Difficilmente la nostra classe è solita ammettere lacune, che siano di natura tecnologica o meno. Mi piacerebbe vedere un mondo nel quale gli Avvocati ammettessero le proprie inefficienze non solo sul pacchetto Office, ma anche sulla gestione dei dati dei clienti, sul processo telematico, sull’utilizzo di tecnologie che non siano semplicemente la mail del proprio telefonino. Anche perché la consapevolezza del proprio stato è la prima e unica maniera per intervenire seriamente sul punto.

Lo stato dell’arte

Ritengo siano necessari investimenti seri, che tocchino la formazione dei professionisti, la nascita di dipartimenti r&d interni agli studi legali e infine lo sviluppo di determinate aree tematiche, dove il diritto si interseca con la tecnologia. Sebbene questi elementi possano sembrare scissi l’uno dall’altro, credo che invece siano intrinsecamente collegati. I clienti hanno bisogno di supporto su tematiche sempre più complesse, e sempre più interdisciplinari, in sempre meno tempo. Investire sull’efficienza non è più una scelta dettata da ragioni di profitto, bensì una necessità per sopravvivere in un mondo sempre più veloce e sempre più connesso.

Oltre ciò, l’Avvocato riveste un ruolo per il quale la fiducia è alla base stessa della collaborazione, se non l’elemento fondante. Il digitale, che si tratti di blockchain, privacy o pura e semplice trasparenza, sarà la maniera nella quale fornire tale fiducia ai clienti. Ad oggi, la competizione si svolge sul pricing, sui rapporti già sviluppati con i general counsel o con i clienti stessi, e sul puro e semplice passaparola. Un domani si svolgerà sulla base di analytics, di certificazioni ISO, di controllo del cliente in tempo reale sullo stato della propria attività. Il cliente sarà sempre meno il termine della consulenza e sempre più un compagno di viaggio, con il quale di volta in volta sviluppare un servizio caratterizzato da flessibilità e approccio tailor made.

Next steps

Penso che la prima mission dell’Avvocato digitale sia quella di investire sulla conoscenza. Che si tratti di corsi di coding, incontri con developer o conferenze a tema innovazione, abbiamo a disposizione infinite possibilità per affinare le nostre abilità, e poche o nessuna scusa per non farlo. Mi piace sottolineare a riguardo l’importanza del learning reciproco tra professionisti. Un programmatore, un ingegnere, o uno statistico hanno differenti maniere di analizzare il problema legale, alcune delle quali anche più performanti rispetto a quelle cui siamo abituati (pensiamo ad esempio alle cd. commodity). Mettersi in una posizione di apprendimento rispetto al nostro interlocutore avrà un impatto rilevante sulla nostra professione, perché dai designer impareremo a focalizzarci sulle richieste dei clienti, dai developer il lavoro agile, dagli ingegneri la logica di KPI/ROI. Auspicabilmente, ciò dovrebbe riverberarsi in una migliore comunicazione tra le parti e nell’articolazione del vero valore aggiunto fornito dall’Avvocato, quello sì non sostituibile dalle macchine.

Un proverbio taoista recita che quando arriva il vento del cambiamento esistono due tipi di persone: quelle che mettono le barriere e quelle che costruiscono mulini a vento. Il mondo dei dati porterà con sé non solo la crisi di determinati settori ma anche una serie di opportunità per fornire servizi innovativi alla propria clientela. Chi sarà illuminato da investire sul punto avrà la fortuna di sfruttare le richieste di assistenza che inevitabilmente verranno proposte dal mercato.

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