30 Maggio 2019

Università e mondo del lavoro: un difficile rapporto

GIUSEPPE NATALE

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Abstract

L’università è il principale luogo di formazione dei professionisti del futuro. Nonostante ciò questa sembra non riuscire ad adattare il suo impianto didattico rispetto a quelle che sono le esigenze del mercato del lavoro, continuando a formare gli studenti esclusivamente sul versante teorico.

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Il messaggio di Alessandro Renna, CEO e Founder di 4cLegal, è chiaro: l’innovazione è necessaria. Anche in un mercato fortemente ancorato alla tradizione come quello legale.

Il 17 Aprile all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, si è tenuta una presentazione della 4cLegal Academy, un web talent dedicato al mondo giuridico in cui cinque brillanti neolaureati in giurisprudenza, selezionati da esperti del settore, si sfidano nella risoluzione di otto casi giuridici applicando concretamente ciò che hanno assimilato durante il loro percorso accademico.

Il vincitore, oltre a vivere un’esperienza entusiasmante e formativa, avrà la possibilità di mettere in risalto le proprie capacità dinanzi ad importanti managing partner di primissimi studi legali, nonché di avvocati in-house di importanti realtà aziendali, guadagnando conseguente visibilità nell’affacciarsi al mercato del lavoro.

Un’idea forte, innovativa e ben strutturata, che indubbiamente può far gola a tanti studenti. A ben vedere però sorge spontaneo chiedersi se gli studenti italiani possono essere capaci di affrontare un’esperienza di questo tipo.

È risaputo, infatti, che l’impianto formativo dell’Università italiana tende a sfornare una classe di laureati con un forte bagaglio di conoscenze, ma con poca dimestichezza nel trasformarlo in pratica.

Il piano di studi delle diverse Facoltà di Giurisprudenza in italia, infatti, risente fortemente della mancanza di un approccio pragmatico che si possa affiancare allo studio teorico del diritto, come avviene invece nelle esperienze formative di altre realtà nazionali.

Nei sistemi di istruzione britannici e americani, ad esempio, sulla scorta di un approccio learning by doing, è particolarmente diffuso lo strumento didattico delle legal clinic, termine con il quale si indica un innovativo metodo di apprendimento che coinvolge attivamente lo studente nella gestione di pratiche legali e in progetti di consulenza tecnico forense. Mediante questi laboratori è consentito allo studente di tradurre in pratica le conoscenze acquisite durante le lezioni e approfondirle grazie alla supervisione degli esperti professionisti che li guidano in questo percorso.

Un approccio maggiormente pratico è attualmente praticato anche in alcune realtà dell’Europa continentale. In Spagna, ad esempio, molti esami prevedono, oltre ad una prima parte teorica, anche la risoluzione di un caso concreto. Questo approccio didattico consente di formare una classe di giuristi non solo attenti al fenomeno in termini dogmatici, ma soprattutto capaci di districarsi nella risoluzione concreta dei complessi casi della realtà mediante l’applicazione delle norme.

Nelle università italiane, invece, è generalmente raro che siano previste attività di questo tipo. Gli esami mirano a vagliare eminentemente la preparazione teorica del candidato, e si svolgono mediante colloquio orale. Questo pone ulteriori problemi: gli studenti infatti, non solo non acquisiscono il metodo e le tecniche della scrittura giuridica, ma al termine del percorso - della durata di almeno 5 anni - risentono anche di un forte calo delle loro writing skill , dal momento che rischiano di perdere l’abitudine a scrivere. Tutto ciò si riverbera fortemente sulla capacità contrattuale, e per certi versi anche concorsuale, del neolaureato, che fa fatica a spendere la propria figura nel mercato del lavoro, e può incontrare difficoltà anche nell’affrontare i concorsi per l’accesso al pubblico impiego, che prevedono, generalmente, prove scritte.

Pur volendo tenere conto di esperienze innovative che sono emerse negli anni più recenti, il quadro generale sembra comunque non mutare la sua sostanza. Alcune università stanno predisponendo, all’interno dei piani di studio, delle attività teorico-pratiche, in sostituzione degli insegnamenti a scelta, sotto forma di laboratori che mirano all’apprendimento delle tecniche di redazione degli atti giudiziari, o dell’argomentazione giuridica, della retorica forense ecc. ecc.

Anche se l’idea di base sembra essere orientata verso la giusta direzione, di fatto queste attività presentano molte criticità: sono facoltative, sono predisposte generalmente solo per l’ultimo anno, si sviluppano sulla base di un monte ore relativamente esiguo; e per questi motivi non sembrano poter giovare sufficientemente alla formazione dello studente. Si aggiunga inoltre che spesso la valutazione per il superamento del relativo esame è prevista in forma di idoneità, il che tende a determinare un calo di motivazione dello studente nell’affrontare l’attività e la preparazione della relativa prova finale.

Sulla base di tali considerazioni sembra auspicabile una riforma del sistema didattico-formativo della facoltà di Giurisprudenza, in modo che questa possa formare laureati, oltre che con solide basi teoriche, anche con un buon approccio pratico al diritto.

Proprio per queste ragioni iniziative come quella della 4cLegal Academy, non devono spaventare, ma essere colte come importanti occasioni per avvicinare l’università e il mondo del lavoro. Una grande occasione per noi studenti che non dobbiamo farci sfuggire.

 

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