05 Dicembre 2017

Avvocato: da principe del foro a fornitore di servizi

MARIO ALBERTO CATAROZZO

Immagine dell'articolo: <span>Avvocato: da principe del foro a fornitore di servizi</span>

Abstract

Quella dell’avvocato è una professione antica che sull’arte della retorica e della dialettica fonda le proprie basi. Generazioni e generazioni di principi del foro si sono succedute ribadendo la centralità di questa professione nella gestione del vivere in società, dove i diritti e il loro rispetto hanno rappresentato le condizioni indispensabili.

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Chi l’avrebbe mai detto

Anche solo 10 anni fa nessuno avrebbe mai pensato che questa professione (come molte altre, a dire il vero) avrebbe subito da lì a poco dei cambiamenti epocali: il principe del foro, abituato a stare al centro dell’arena, a dire la sua e a dettare le regole del mercato, sarebbe diventato un “fornitore di servizi”.
Esattamente come i servizi informatici e la consulenza aziendale, anche i servizi legali sono diventati per le aziende “servizi” e come tali acquistabili a pacchetti, ad ore, con accordi quadro.

 

Dal 2008 un altro mondo

Dal 2008 – che possiamo considerare l’anno zero di questa nuova era – il mercato legale ha cominciato ad acquisire nuove dinamiche. La crisi economica, l’aumentare della concorrenza con l’effetto dumping sui prezzi (ribasso selvaggio dei prezzi per essere più concorrenziali) e Internet hanno spostato il baricentro della relazione tra professionista e cliente. Se fino a quel momento il mercato era creato dall’offerta dei servizi legali e quindi erano i professionisti a fare i prezzi e determinare le dinamiche relazionali, oggi la situazione appare completamente mutata. Il cliente oggi, comodamente seduto in poltrona può accedere ad una infinità di informazioni che gli permettono di effettuare scelte, di confrontare e di cambiare facilmente. La fidelizzazione è un concetto che sta lasciando il posto alla convenienza (economica e non solo).

Lo Studio Legale si adatta

Cosa stanno facendo i legali a fronte di questi cambiamenti? Beh, dopo un primo momento di smarrimento e incredulità, necessariamente lo studio legale sta cominciando ad adattarsi a questo cambiamento. Vediamo così che lo studio si avvia verso logiche imprenditoriali e aziendali, come struttura organizzativa e come impostazione della relazione con il cliente.
Oggi lo studio legale si struttura con organigramma e funzionigramma interno; accanto alle figure professionali sono oramai stabili figure di staff che vanno oltre la segretaria di sempre: addetti alla comunicazione, esperti informatici, manager. Lo studio per essere più competitivo imposta il proprio sito Internet e strategie di comunicazione attraverso i social media e con attività tradizionali organizzate però meglio del passato: public speaking e public relation.
Insomma, quello che sembrava impossibile 10 anni fa e che ha lasciato spiazzati una intera generazione di professionisti forensi, sta diventando un po’ alla volta una “normale” dimensione della nuova professione forense, dove l’avvocato diventa anche manager della propria organizzazione di lavoro e imprenditore del proprio business.

 

Lo studio azienda

Concetti tipicamente aziendali come “business plan”, “business model”, “forecast” stanno entrando a far parte della cultura e dell’organizzazione di studio. Specularmente, come accade per le attività imprenditoriali, la consulenza dell’avvocato (sempre meno giudiziale e sempre più stragiudiziale e consulenziale) è diventata un “servizio” acquistabile come tanti altri, negoziabile, oggetto di marketing e di concorrenza sul mercato.
Oggi il cliente cerca un partner di business nell’avvocato e non solo il risolutore di problemi legali. Questo almeno per ciò che riguarda il target business delle aziende. Insomma, tempi che cambiano, nuove usanze che trovi. Benvenuto, dunque, avvocato 3.0.

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