14 Novembre 2019

Com’è il mercato legale visto dai giovani?

SILVIA BERNARDI

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Abstract

Contributo di Silvia Bernardi -scritto in occasione del primo Legal Day all'Università degli Studi di Padova- vincitrice della prima edizione della 4cLegal Academy che passerà fra qualche mese il testimone al nuovo Legal Talent of the Year per il 2020. Sogni e aspirazioni per la propria professione che si nutrono dell’esperienza di oggi, ancora non sempre edificante per i giovani praticanti avvocati. Ma la realizzazione del Mercato Legale 4.0 è nelle loro mani.

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La domanda nel titolo apre a mille risposte, quante sono le tipologie di professioni che un giovane laureato in Giurisprudenza può scegliere di intraprendere. Quando da piccola dicevo “voglio fare l’avvocato da grande” ovviamente non avevo chiaro quanti modi diversi ci siano di fare l’avvocato, che portano a quotidianità completamente diverse.

Questa grande varietà può spaventare chi non sia riuscito, durante l’Università, a capire quale sia la scelta più adatta alle proprie attitudini e inclinazioni. Il ruolo della Scuola di Giurisprudenza dovrebbe essere proprio quello di accompagnare gli studenti nel processo di scelta e di recente sta percependo questa responsabilità ed evolvendo rispetto agli anni passati.

Quelle attività che fino a pochi anni fa erano offerte dalle associazioni studentesche come ELSA o da singoli professori, come le simulazioni processuali, gli stage e le esperienze all’estero, sono finalmente viste con favore e anzi caldeggiate da quell’Università che prima addirittura le ostacolava.

È certo che non si può prescindere da solide basi teoriche per essere professionisti seri ed efficaci, ma l’aspetto pratico è  importante già durante il periodo di studio perché consente a noi giovani di misurarci con le altre capacità richieste dalla professione.

Oggi le opportunità sono molte e sta ai giovani coglierle e farne tesoro. Siamo lontani dall’epoca in cui solo chi era “figlio d’arte” poteva fare le professioni legali: chi sogna di diventare avvocato e persegue con dedizione il suo obiettivo può raggiungerlo.

Tuttavia, devo farmi portavoce della delusione di molti miei giovani colleghi seri e competenti che vedono scarsamente o per nulla riconosciuto il proprio apporto professionale. Molti studi legali, pur traendo evidente beneficio dal contributo di praticanti e giovani avvocati, non retribuiscono il loro lavoro se non con minimi rimborsi spese.

Se cambiare la situazione attuale sembra difficile, auspico che la nostra generazione interrompa il tramandarsi di questa piaga per evitare lo svilimento della professione. Credo infatti che ognuno sia fautore del proprio destino professionale, ma anche del futuro di chi verrà dopo e per questo dobbiamo avere il coraggio di uscire dagli schemi e migliorare il mercato legale.

Senza alcuna pretesa di rappresentare il pensiero di tutti i giovani laureati in Giurisprudenza, credo che il mercato legale attuale sia aperto e meritocratico. Si trova in una fase di evoluzione in cui i riferimenti diventano sempre più mobili per chi vi si affaccia, ma noi giovani siamo abituati all’innovazione e ci sappiamo adattare velocemente alle nuove strutture, pertanto confido che, con gli strumenti giusti, sapremo far fronte alle sfide che si presenteranno.

 

 

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