10 Ottobre 2019

Marketing delle professioni: il personal branding serve?

ISABELLA FUSILLO

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Abstract

Nel marketing delle professioni quanto è importante il personal branding? Come può un avvocato o un medico o un dottore commercialista diventare brand? Gli step, il ruolo dei social media, i rischi da tenere presenti per arrivare tutelare la reputazione: il patrimonio più prezioso di un professionista.

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Dando per assodata la definizione di personal branding (che in breve può essere descritto come il processo attraverso il quale una persona definisce i punti di forza - conoscenze, competenze, stile, carattere, abilità, ecc.-  che la contraddistinguono in modo univoco, creando un proprio marchio personale, che comunica poi nel modo che reputa più efficace) analizziamo brevemente quali sono alcuni passaggi fondamentali per i professionisti (che siano avvocati, dottori commercialisti, medici, notai etc) per affermare il proprio brand.

Il processo di costruzione di un personal branding parte dalla conoscenza di sé, delle proprie peculiarità come professionista (e come essere umano).  Non è sempre scontato conoscersi, guardarsi (sia dall’interno ma anche – come esercizio -  dall’esterno, analizzando il “percepito” che gli altri hanno di noi )  e delineare i propri punti di forza e debolezza.

Lavoro da quasi 25 anni nel marketing dei servizi  (Sole 24 Ore) e delle professioni  (oggi in Gruppo Stratego) e molto spesso mi capita di incontrare professionisti che all’inizio faticano a raccontarsi (perfino ai loro consulenti) e a identificare specificità e competenze che la/lo distinguono dagli altri. Oppure capita di conoscere professionisti con poco senso della misura ed ego sproporzionati che offuscano la vista e le capacità di analisi.

Quindi il primo passaggio è la conoscenza e l’analisi delle caratteristiche peculiari del professionista. Il secondo è la scelta strategica di quale comunicazione si voglia adottare attraverso la definizione del posizionamento e degli obiettivi (Chi si vuole raggiungere? Clienti acquisiti? Prospect? Stakeholder? Colleghi? E in quale segmento del mercato?)

Il terzo passaggio è l’identificazione dei mezzi attraverso i quali comunicare e affermare il proprio personal branding. Fra gli strumenti più utilizzati ci sono – o ci dovrebbero essere – i social media la cui gestione accurata è tassello fondamentale della comunicazione dello studio professionale.

Il profilo social(e) di un professionista è lo specchio, la vetrina ma al tempo stesso l’agorà nella quale interagire e pertanto va gestito con estrema cura. Il successo di un profilo social nella costruzione del personal branding si basa su alcuni elementi:

  • Una rete di contatti ampia ma soprattutto in target.  Non contano tanto il numero di contatti ma: chi sono, il grado di conoscenza reciproca anche fuori dal mondo virtuale, la relazione costruita.
  • La coerenza nei messaggi veicolati. Il che significa che è necessario ragionare e stabilire i piani editoriali e il registro da tenere nella comunicazione. É bandita l’improvvisazione, inutile quando non nociva.
  • La promessa: la comunicazione social non può e non deve raccontare un professionista diverso rispetto a quello “reale”.
  • Il contenuto e i piani editoriali devono essere costruiti sul target di riferimento, sugli obiettivi che ci si pone e sulle competenze del professionista.

L’interazione (sempre, non solo sui social media) è un elemento distintivo del personal branding di un professionista: le torri eburnee sono crollate da tempo (se mai sono esistite) e i professionisti devono interagire,  comunicare, leggere, rispondere, essere presenti. Quindi: presenziare, analizzare, agire.

La riconoscibilità, il brand positioning, ovvero, posizionare nella mente del target il brand - o il nome del professionista - associato a una precisa peculiarità è il fine. La riconoscibilità delle sue competenze, la sua unicità e perfino lo stile della comunicazione devono essere trasmesse, sostenute e affermate in maniera continuativa ed efficace.

Ma il personal branding di un professionista ha qualche inconveniente? Qualche effetto collaterale?

Certamente se non si analizza e lavora in direzione di un equilibrio fra brand personale e brand dello studio (specie se si tratta di studi associati) affinché diventino volano reciproco e pilastri a sostegno della reputazione, che come i professionisti sanno bene, è il vero biglietto da visita che li precede e il patrimonio più difficile da costruire e tutelare.

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