16 Novembre 2018

La psicologia dei font

LORENZO GARBI

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Abstract

Nella comunicazione del professionista o dello studio il sito internet riveste una importanza imprescindibile. Un aspetto importante dell’immagine è lo stile grafico con il quale comunichiamo i contenuti.

Avete mai notato quanti stili differenti esistono, preimpostati nei software di scrittura o scaricabili dalla rete? Buona parte di essi è stata progettata a tavolino da qualcuno per un motivo specifico. Quando scriviamo a computer, in genere utilizziamo lo stile che preferiamo, o quello preimpostato: Times New Roman, Arial o Calibri, tra i più conosciuti, ma ne esistono decine che dovremmo preferire a seconda del contesto.

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Che differenza c'è tra queste due lettere?

La medesima lettera, in questo caso la F, è scritta in due modi diversi. Al di là del mero gusto estetico di preferire o meno le “grazie”, cioè le decorazioni che, contemporaneamente, abbelliscono e appesantiscono la seconda F, ci sono validi motivi per scegliere, a seconda dei casi, la prima versione o la seconda.

Serif e Sans Serif

Saper individuare il “font” (lo stile) più adatto ad ogni situazione gioca un ruolo fondamentale nella leggibilità del testo e quindi, in ultima analisi, su quante persone leggeranno quello che ci apprestiamo a scrivere. Di seguito, alcuni tra i principali macro gruppi di font a disposizione di tipografi, editori e chiunque in genere scriva un contenuto che spera venga letto da più gente possibile.

Gli stili con le “grazie” in gergo si chiamano serif. I caratteri così elaborati trasmettono uno stile raffinato e ricercato, catturano l'attenzione molto più di lettere che sono sprovviste di fronzoli, ma sul lungo periodo tendono a stancare la vista ben più di un testo scritto con uno stile più semplice, il che significa che il lettore abbandonerà probabilmente a metà un contenuto scritto interamente in serif.

Agli antipodi di questo stile troviamo il sans serif. Le lettere sono molto più semplici e trasmettono al lettore un senso di ordine e chiarezza. Esistono diverse sotto categorie di font sans serif, composti da lettere più o meno spesse e di forme più o meno tondeggianti. Tra quelli più comuni troviamo Helvetica, Tahoma e Trebuchet MS. Una caratteristica negativa di alcuni di questi stili consiste nel confondere, ad esempio, la L minuscola con la I maiuscola. È il caso dell'Arial. Stili come il Verdana, ad esempio, sopperiscono a questo problema, pur essendo sans serif, disegnando la I maiuscola con le grazie.

Quando utilizzare uno stile serif, e quando preferirne uno sans serif? Ci viene in aiuto la prima pagina del Corriere della Sera del 9 settembre 1943.

Gli editori utilizzarono un serif per il titolo, per catturare l'attenzione del lettore con poche lettere, e un sans serif per il resto dell'articolo, per mantenere viva l'attenzione e la concentrazione dei lettori.

Questo stratagemma viene utilizzato ancora oggi, online e offline. Ci sono parti di giornali e siti che devono attirare l'attenzione del lettore e parti che devono convincerlo a usufruire a lungo dei suoi contenuti.

In mezzo a questi macro gruppi trovano posto alcune categorie intermedie:

  • semi-serif, una via di mezzo tra i due gruppi principali, meno elegante e formale di un serif;
  • slab-serif, in cui le grazie risultano molto squadrate, come blocchi di pietra. Trasmettono all'inconscio un senso di ordine e chiarezza, e sono per questo stati utilizzati molto nel secolo scorso, soprattutto nella stampa di libri.

Altri Font

La distinzione tra stili con grazie e stili che ne sono sprovvisti esaurisce buona parte dei font che sono stati ideati per la lettura, ma se ne trovano diversi che non sono compresi in queste categorie.

Si definiscono modern gli stili estremamente asciutti, senza grazie, con lettere molto sottili. È uno stile “imprenditoriale”, diretto e autoritario, da preferire, ad esempio, nella redazione di atti e documenti ufficiali, come un verbale di un'assemblea. L'unico messaggio trasmesso da questo stile è il significato delle parole.

Se utilizziamo invece uno stile calligrafico, le lettere saranno tondeggianti, spesso scritte in corsivo, con gli svolazzi e i riccioli che i nostri nonni hanno imparato sui banchi di scuola durante le lezioni di calligrafia. Scrivere in questi stili fa percepire il testo come qualcosa di molto personale e intimo, come se fosse scritto a mano.

Infine, se si vuole suscitare una sensazione di nostalgia nel lettore, possiamo considerare uno stile display: questi font riescono a dare un senso di antico o di vintage riproducendo, ad esempio,  caratteri come se fossero scritti con una macchina da scrivere, o lettere che sembrano riprodotte con il ciclostile.

Non abbiamo che l'imbarazzo della scelta. Identificare lo stile ideale per ogni evenienza è un esercizio utile e importante anche per fare mente locale, interrogarsi sul messaggio che vogliamo trasmettere ed utilizzare il giusto mezzo per comunicarlo.

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