05 Giugno 2018

L’avvocato amministrativista: chi è costui?

di UMBERTO FANTIGROSSI

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Abstract

Dobbiamo ammetterlo, la nostra figura professionale è sconosciuta ai più. Mentre tutti sanno - più o meno - cosa fa un civilista o un penalista, la nostra specializzazione è nota solo in ambito strettamente forense. In altri tempi, essere “di nicchia” poteva essere addirittura un vantaggio, ma oggi, in un contesto di maggiore competizione, è senz’altro necessario avere un’immagine sociale positiva, sia come singolo sia come gruppo professionale. Provo qui di seguito ad indicare quali aspetti potrebbero essere oggetto di azioni di comunicazione, da porre in essere in ambito associativo o come singoli, che colmino questo deficit informativo e concorrano a sostenere la domanda delle nostre prestazioni professionali.

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In primo luogo, si potrebbe evidenziare il profilo strategico del nostro intervento nel contesto dell’economia. Sarebbe utile diffondere il messaggio che gli avvocati amministrativisti non vengono più chiamati soltanto per un contenzioso davanti ai TAR o al Consiglio di Stato, corti peraltro che svolgono un ruolo decisivo in tante partite strategiche e davanti alle quali essere specialisti è indispensabile. Infatti compaiono sempre più spesso a fianco di imprese e amministratori eletti che vogliano assicurarsi percorsi burocratici rapidi e legali. In questa diversa prospettiva l’amministrativista si presenta come un professionista in grado di intervenire prima che sorgano i conflitti, così da garantire il buon fine di una procedura amministrativa e quindi, in ultima analisi, di un investimento.

Utile sarebbe anche evidenziare i settori di maggiore interesse per la nostra azione di consulenza. I settori dell’amministrativo che oggi sono più richiesti sono quelli degli appalti, dell’ambiente e della regolazione dei mercati finanziari. Sono campi in cui operano autorità indipendenti dotate di amplissimi poteri di controllo e di regolazione: interfacciarsi con queste amministrazioni richiede alta specializzazione e capacità di gestione di procedimenti complessi.

Vi sono, infine, settori nuovi e ancora in espansione, come quelli della tutela dei dati personali e dell’economia dell’informazione, in cui l’avvocato amministrativista può entrare in campo. La privacy conosce infatti una fase in cui l’analisi d’impatto sui trattamenti dei dati non può prescindere dal rapporto con l’Autorità e dalla puntuale conoscenza di tutta la relativa soft law. I dati pubblici sono poi una vera miniera per l’economia dell’informazione, ma per operare in questo settore occorre conoscere rischi ed opportunità del relativo contesto legale.

Si può ipotizzare di affrontare anche il tema della dimensione degli studi. Le strutture più grandi e multidisciplinari tendono a veicolare il messaggio che anche nelle professioni intellettuali “grande è meglio”. Invece il nostro messaggio deve andare nella direzione opposta: non conta la struttura dello studio quanto la sua autorevolezza e indipendenza. Spesso, su questo fronte, i problemi sorgono proprio per gli avvocati associati in realtà multidisciplinari che più facilmente incontrano ipotesi di conflitto di interessi.

In conclusione, a mio avviso, l’argomento principe per una buona campagna di comunicazione a favore degli amministrativisti dovrebbe essere questo: va superata l’illusione di poter fare a meno della burocrazia. Le “zone a burocrazia zero” non esistono. L’amministrazione pubblica è indispensabile nelle società complesse. Quindi l’unica vera difesa è quella di conoscerne il funzionamento ed interagire con essa in modo intelligente e strategico: arrivare a provvedimenti amministrativi corretti, trasparenti ed in tempi rapidi può essere una leva di successo per molti progetti. Con un avvocato competente a fianco non si tratta di un obiettivo impossibile.

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