09 Febbraio 2022

I giovani e il fascino del giurista d'impresa

MARTA PIANELLA

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Abstract

L’avvocato d’affari e il giurista d’impresa: due professioni similari. Cosa aspirano oggi i giovani e com’è cambiata la figura dell’esperto del diritto nel corso delle generazioni.

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L’avvocato e il giurista d’impresa

Ti laurei e diventi dottore in giurisprudenza. E poi che fai? Venti o trent’anni fa la scelta sarebbe stata pressoché scontata: fai la pratica legale presso uno studio, fai esperienza, ti abiliti, ti fai conoscere e poi apri un tuo studio (queste fasi non sono per forza da seguire in questo ordine). In banca lavoravano gli economisti o i ragionieri e nelle aziende c’erano solo meccanici, ingegneri o periti; per avere un parere legale dovevi affidarti agli unici esperti del diritto in quel momento: gli avvocati. Non c’erano società di consulenza, ma al massimo grandi studi legali (e perché no, anche internazionali), suddivisi in macro sezioni in base alla branca del diritto.

E oggi? Oggi non è più così netto il mestiere. Oggi non abbiamo più solo l’avvocato d’affari. Non abbiamo più solo il tributarista, il civilista, il penalista o l’amministrativista. Abbiamo l’esperto in tasse, in contestazioni alle cartelle esattoriali, in contrattualistica, in societario, in tutela dei minori, in reati informatici, in appalti pubblici e potrei continuare quasi all’infinito. Ma non basta. Oltre all’avvocato d’affari oggi abbiamo anche il giurista d’impresa. Due facce della stessa medaglia: entrambi appartengono all’area legale ma l’attività e l’approccio al lavoro sono decisamente diversi.

Tralasciando il fatto che un giurista d’impresa, per rispetto del codice deontologico forense, non può essere iscritto all’albo (altrimenti verrebbe meno il principio dell’indipendenza), cosa c’è di diverso tra queste due professioni e perché oggi la figura del giurista d’impresa è sempre più richiesta? La risposta è “il tempo”. Al giorno d’oggi ci sono sempre più leggi e, soprattutto, ci si pongono (a ragion veduta) sempre più domande giuridiche alle quali difficilmente potrebbe rispondere uno che non è esperto della materia. Adibire un’area della propria azienda al supporto legale della stessa si sta rivelando una scelta strategica non poi così sbagliata. L’impostazione oggi è quella di ritenere che il giurista d’impresa faccia risparmiare tempo. Ai professionisti in house è richiesto di essere in grado di espletare le più svariate attività legali di cui l’azienda ha bisogno, nel minor tempo possibile, avendo a cuore il core business dell’azienda e i suoi obiettivi, conoscendo in maniera dettagliata e approfondita il processo produttivo della stessa. Un buon legale d’impresa non deve solo avere una buona conoscenza tecnica ma altresì una serie di soft skills quali la capacità di lavorare in team, di gestione degli affari societari e la predisposizione ad un approccio più pratico.

 

I giovani e il fascino del giurista d’impresa

La professione del giurista d’impresa è una figura sempre più rivalutata tra i giovani. Questo è dimostrato dalla crescente domanda nel mercato. Probabilmente questo è dovuto anche alla prospettiva di crescita professionale del legale d’impresa e all’approccio più manageriale al lavoro.

Un giurista d’impresa che lavora in un contesto aziendale può ottenere una posizione di quadro nonché incarichi direttivi in area di Amministrazione, Finanza e Controllo. L’aumento di responsabilità è strettamente proporzionale ad un aumento della retribuzione annuale e al riconoscimento di bonus.

Secondo quanto emerge dalla Salary Guide 2021 di Spring International, in collaborazione con JobPricing, nel mercato italiano la RAL dei lavoratori della famiglia professionale legale è pari a 56.192 € per i quadri, valore superiore alla media nazionale di oltre 1.600 € lordi annui, che li pone al 2°posto in una graduatoria generale delle principali 15 famiglie professionali nel mercato. Fra gli impiegati, invece, il divario di stipendio medio nazionale è più ristretto, in quanto si parla di circa 600 € in meno: la RAL media è pari a 31.510 €, ponendosi al 6° posto nella graduatoria delle famiglie professionali.

Facendo un confronto con gli ultimi 6 anni, le retribuzioni medie delle famiglie professionali italiane hanno subito una stagnazione generale. Questa situazione non ha colpito le professioni in ambito legale, le cui retribuzioni sono incrementate: gli impiegati hanno avuto un aumento significativo di tasso (parliamo di un 3,7% contro il +1,0% su scala nazionale); i quadri nell’area legale, invece, hanno avuto un aumento in linea con il trend nazionale (+ 2,6% contro il + 2,4% nazionale), al 7° posto tra le famiglie professionali.

All’interno delle diverse funzioni svolte si rivela una dinamica del mercato simile a quella rilevata su scala nazionale, con delle retribuzioni che si presentano più elevate nella parte nord dell’Italia e in prevalenza di contesti aziendali industriali. La RAL media più elevata tra i quadri caratterizza il comparto alimentare, olio&gas e in generale i settori metalmeccanici, mentre fra gli impiegati ritroviamo sempre l’oil&gas e l’ambito chimico-farmaceutico. C’è da dire che il motivo per il quale le retribuzioni dell’area legale delle famiglie professionali sia più elevato rispetto agli altri settori economici è dovuto non solo al fatto che la funzione si presenta in scarso numero di persone, benché con alta professionalità, ma anche per il fatto che i giuristi d’impresa sono prevalentemente richiesti in azienda di una dimensione medio-grande.

 

È meglio lavorare in azienda o in studio?

Alla fine è questa la domanda che ogni giovane giurista si pone. Indipendentemente dal fatto che sia un neolaureato, che abbia intrapreso la strada della libera professione e abbia dei ripensamenti, o, viceversa, che abbia iniziato la propria carriera all’interno di un contesto aziendale e sia interessato all’ambiente dello studio, la perplessità è più che legittima e naturale, ma non vi è una risposta decisiva. Ognuno deve fare una valutazione in base alle proprie aspirazioni, aspettative ed esperienze professionali (anche se di piccola portata). Le statistiche che emergono nei sondaggi e le varie suggestioni di amici e parenti possono influenzare la scelta, ma è importante ricordarsi che non c’è una risposta giusta o sbagliata, c’è la risposta più adatta per ognuno noi.

 

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